Uno a cui piacciono le doppie punte.

Un blog pieno di parole.

Nostalgia

Da piccolo non mi piaceva affatto il wrestling, mentre tutti lo guardavano imitando le mosse il pomeriggio sotto casa. Io invece no, non riuscivo proprio a sopportarlo: troppo finto ─ me lo dissero i miei che era finto: non ero così perspicace. 
Adesso che sono cresciuto avrei dovuto proprio dimenticarlo, e invece no. Ogni tanto lo guardo, saltuariamente, per divertimento.

Non che mi ricordi l’infanzia, ecco; è che spesso è molto finto di alcune cose e di altrettante persone. E a quest’età è una caratteristica che impari, nel bene o nel male, ad apprezzare.

Love will tear us apart, again.

Il mio undici settembre è racchiuso in un fotogramma, una salita davanti e le tue mani ─ stavolta senza smalto verde ─ e Settantadue e un imbecille che non avrebbe fatto altro che darti un bacio. Con quel cosino giallo mi sono anche asciugato una lacrima, so che avrei dovuto usare la manica del maglione e infatti me ne sono pentito. 

Alla fine non mi hai lasciato nemmeno gli occhi verdi, gli unici superstiti di una strage inutile. Siamo come i paesi del medio oriente, ché ci facciamo la guerra e poi ci diciamo che va tutto bene ─ ma la guerra continua, e io sto perdendo il mio esercito. 

Affondo

Gli occhi verdi ─ almeno quelli ─ potevi lasciarmeli. O spedirmeli per posta, ché sei ancora in tempo volendo. Sei ancora in tempo per tutto, per tornare, per dirmi che è tutto uno scherzo e che posso dormire tranquillo, che posso ancora prendere i treni e scriverti quanti chilometri mancano, che possiamo ancora fare i muffin insieme e che stavolta l’impasto non ci viene salato. Chiederei anche il risarcimento in lacrime alla ditta produttrice dei miei fazzoletti, diventerei il più grande possessore di lacrime, un monopolista. Se vuoi puoi dirmi anche che posso darle in beneficenza a chi non ne ha più, ché tanto non mi serviranno e che magari posso cambiarle con un po’ di acetone e lo smalto verde che hai finito. Poi possiamo andare a prendere una cioccolata calda, se ti va dormiamo abbracciati fino a quando non si svegliano i tuoi, e domani ti svegli presto per venire a guardarmi mentre dormo. Poi tanto mi svegli, ma faccio finta di no.

Ogni tanto un reblog devo farlo.Questo mi sembrava quello giusto, ecco. 

Ogni tanto un reblog devo farlo.
Questo mi sembrava quello giusto, ecco. 

(Fonte: tillingfordreams, via sssexandcandy)

Tramonti.

Passavano il loro tempo sul tetto del condominio, a bere birra con della musica rilassante. Il sottofondo è importante, diceva sempre Murray, è quello che rende meno amara la Beck’s. Che poi ora abbiano messo in commercio la Next è un altro conto, è meno amara per davvero, o almeno così dicono al pub. Si passavan le ore a parlare di aria fritta, e sinceramente Philip si era anche stufato di tutti quei tramonti plastificati che si ammiravano da lassù. C’era l’aria fresca, che secondo Murray è meno fondamentale del sottofondo ma ugualmente importante in estate. Si stava a maniche corte, a volte c’erano delle ragazze conosciute il giorno prima per la strada.

Avevano delle casse da due soldi, collegate ad un lettore mp3 che Murray aveva chiesto in prestito e mai restituito al cugino di Manchester. Il frigo l’avevano preso dal vecchio appartamento del nonno di Philip: un po’ squallido, ma abbastanza grande da contenere scorte di birra che spesso duravano mesi. Non mancava più niente ormai, avrebbero potuto vivere lì dentro.

Murray aveva una ragazza, un paio di anni più piccola. Abitavano a una decina di chilometri l’uno dall’altra, e si vedevano abbastanza spesso, ma non scopavano mai e Philip lo sfotteva sempre. Avendo degli ottimi rapporti, si dicevano tutto, anche quando andavano al cesso. Eppure arriva sempre quel momento in cui uno dei due trova qualcosa da nascondere, quel fatto inappropriato che non puoi raccontare nemmeno abbracciato ad un fusto di birra mentre guardi il più bel tramonto degli ultimi dieci anni di soffitta. 

Quel momento arrivò per Philip quando lei e per lei si intende quella che, al tempo, era la nuova ragazza di Murray entrò in soffitta e lo trovò steso sul divano, che guardava il soffitto e piangeva. Suo nonno era morto da poco, e al pub non puoi piangere, ché poi sei una femminuccia e tutte quelle cose che si dicono a quest’età. Aveva già bevuto una decina di birre troppo poche per cancellare il dolore, troppe per non fantasticare sulla scollatura di quella graziosa biondina.

Venne tutto naturale, poi. Scambi due opinioni, le racconti che bella persona era tuo nonno e che ti ha lasciato il suo vecchio frigo. A quel punto, diciamocelo, passa un attimo tra un bacio sulla guancia e uno sul collo.

Ancora meno da uno sul collo a uno sulle labbra.

Onestamente, a Philip dispiaceva soltanto guardarla. Murray era molto geloso. Tutti, all’inizio, sono gelosi, soprattutto se hanno una ragazza con delle belle tette. 

I baci continuavano ad aumentare di ritmo, di intensità, le mani scivolavano verso il basso. Era effettivamente un bel momento, il nonno sarebbe stato fiero di Philip. La fretta cominciava ad aumentare. Nella foga, le si strappò un bottone della camicetta che venne prontamente buttato sotto il divano.

In quel momento niente era più dolce del suo reggiseno rosso. Philip non adorava il pizzo, perciò sfilarlo fu ancora più facile. Anche i baci cominciarono a scendere, volavano maglie. Ora la ragazzina si toglieva la fascia rossa che le legava i capelli. La chioma bionda le cadeva sulle spalle e proseguiva per la schiena bianca, dritta, dolcissima.

Cominciarono i primi respiri affannati, le prima urla soffocate dai baci e dai morsi. I problemi cominciarono a sparire lentamente, a ritmo dei bacini che si sfioravano e ora si toccavano quasi violentemente.

Philip capì finalmente che anche la più grande amicizia può essere distrutta da un semplice orgasmo.

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Ora rimanevano in mutande sulla terrazza, un tramonto mozzafiato e una Philip Morris blu. Il silenzio meritava più di qualsiasi altra scopata.

Scontrini

Non saprei spiegarmelo, sai di quelle cose che succedono e tu sei lì, che le guardi passare e non ce la fai nemmeno a commentare, sei stupito e quando ci pensi non sembra vero. Ecco, a me è successo che pochi giorni fa camminavo, non ricordo per andare dove ─ mi succede anche che non ricordo le cose e poi non ci penso ─ e mentre guardavo in giro eccolo lì che mi spunta un pensiero, e quando hai di questi pensieri vorresti avere una penna, che in verità avevo, e un foglietto ─ che poi era uno scontrino del tabaccaio.

Io, quando scrivo, mi sento bene, come se avessi adempito ad un mio dovere, il mio morale si risolleva, come se mi fossi liberato. Ecco, anche mentre scrivevo la mia idea, su uno scontrino da tre euro che mi ci sono comprato il tabacco con quei soldi, tutto stropicciato, mi sentivo bene. Ho sorriso, ed è bello quando sorridi in mezzo alla strada, ché sembra che hai trovato il nirvana, che ti sia nato un figlio, e invece no, tu hai solo scritto un tuo pensiero su un foglietto che probabilmente perderai, butterai o metterai in lavatrice con tutti i pantaloni. Mi sentivo felice, davvero, mica succede tutti i giorni di sentirsi felici con così poco, mica succede a tutti.

Poi appena alzo lo sguardo una signora con un bambino mi guarda, fa cenno verso di me, che ridevo fissando uno scontrino, il bambino annuisce, le dà la mano, e se ne vanno.

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